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Com’era nordico il Design italiano

Questo post nasce dalla lettura di un bellissimo libro.È lo scritto di Enzo Mari, 25 modi di piantare un chiodo, 

Complici alcuni viaggi in treno con andata e ritorno in giornata, ho avuto la possibilità di buttarmi a capofitto nella lettura.

Era tanto che non leggevo un libro con tanto piacere.

Per chi ha anche solo un minimo di amore per il Design, il libro di Enzo Mari è come una bella musica. Una di quelle che ti manda indietro a un caro ricordo lontano, una di quelle che, nemmeno ti accorgi, ti viene la pelle d’oca dall’emozione.

25 modi di piantare un chiodo è la sua autobiografia ma è anche una lunga ripresa in soggettiva della storia del Design Italiano.

Sono gli anni subito dopo la guerra e…

…e niente, non posso raccontarlo con parole mie, non sarebbe la stessa musica.

Dovete leggere il libro.

Quello che posso raccontarvi è invece la riflessione che ha fatto nascere in me la lettura di questo racconto.
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Parola dopo parola si capisce come il desiderio di Mari sia quello di istruire al Design, di far arrivare a tutti il significato di un buon progetto di design, in modo che l’utente finale sia un utilizzatore consapevole, non un semplice consumatore.

Purtroppo oggi più che mai siamo portati e assere consumatori di Design.

Siamo consumatori di tendenze che si susseguono una dopo l’altra con quella velocità che è la caratteristica del nostro tempo e si misura ormai in Megabit per secondo.

Non siamo più abituati a guardare alla storia delle cose. 

Me ne rendo conto quando sfoglio le riviste e, proprio come nell’abbigliamento, anche nell’arredamento se un’estate va il verde, l’anno dopo il verde scompare e lascia il posto al rosa come se il verde non fosse mai esistito.

Non fraintendetemi, vado matta per le riviste d’arredamento, ne ho collezioni intere e nonostante ne abbia la casa piena continuo a comprarne.

Proprio perché le compro e le leggo, così come navigo sul web alla ricerca di informazioni, non ho potuto non accorgermi di quanto, da molto tempo ormai, sia onnipresente una tendenza di cui ho già parlato:

lo stile Nordico.

Quello che si può dire per certo di questo modo di arredare è che non è una vera e propria tendenza fine a sé stessa, come potrebbe essere lo stile Urban Chic, lo Shabby Chic, l’Industrial Chic o qualsiasi altro chic vi venga in mente ma è più la conseguenza stilistica di un modo di vivere. Rilassato, familiare, kids-friendly, accogliente, informale…

Il fatto che non sia una tendenza stilistica fine a sé stessa è una cosa positiva e può determinare la maggiore durata di questa moda rispetto ad altre.

Quello che mi dispiace è che si dia allo stile Nordico il compito salvifico di migliorare le nostre case come se non esistesse nulla di più perfetto e che, ormai, persino le Fincas di Palma de Mallorca sono arredate in stile scandinavo.

Mi piace moltissimo come gli Scandinavi arredano le loro case, rimango spesso incantata dal delicato equilibrio dei loro interni. Inoltre mi piacciono molte altre cose dei Paesi del Nord, tanto che ci ho passato le mie ultime vacanze estive. Mi piace moltissimo anche il Design Nordico che ha una lunga e nobile storia e oggetti con ormai 70 anni di vita e un fascino intramontabile però…perché non parliamo un po’ di più di noi?

…perché ogni tanto, invece di guardare a Nord non guardiamo un pochino indietro?
Al nostro recentissimo passato a quello che, nonostante sia trascorso così poco tempo, già non ricordiamo più.Al nostro speciale spirito artistico che sicuramente è in grado di competere con la creatività nordica.Questo non per campanilismo o per entrare in competizione con tutta la Scandinavia ma solo per il gusto di conoscere le nostre tradizioni e trarne ispirazione.

Il nostro Design è stato nordico, prima di questa invasione nordica ed è guardando ai grandi maestri del nostro Design che dobbiamo ricordarci cosa sia il bello e la qualità.
Sapete qual è la differenza tra noi e gli Scandinavi (che poi è il motivo per cui loro adesso hanno conquistato il pianeta e Pinterest)? È che alla loro Società interessa il design. Fa parte della loro quotidianità, mentre da noi è silenziosamente passato nella sfera del lusso, nella sfera del superfluo. Il design per gli Scandinavi è esattamente quello che è: una di quelle cose irrinunciabili che serve ad elevare la qualità della vita.
Quello che è più importante è che per loro il design non ha una mera valenza estetica, ma ha un valore pratico e soprattutto culturale.
Al Nord investono sulle scuole di Design, sulla formazione di giovani Designers e, chi sceglie di fare il designer o l’artigiano (perché sono due cose che devono andare di pari passo), ha prospettive per un futuro promettente.

Da noi il designer oggi è visto come un sognatore, uno che non è ben chiaro che lavoro finirà per fare. Persino io, se mio figlio mi dicesse che da grande vuole fare il designer, comincerei a preoccuparmi. Le scuole dell’obbligo tagliano senza pietà l’insegnamento delle materie tecniche e artistiche e ci fanno dimenticare cosa si prova a costruire qualcosa con le proprie mani. Dovremmo impararlo a scuola chi sono stati i fondatori e i maestri del nostro design industriale.

Anche se poi finiremo per fare i chirurghi e non gli architetti, non si può non conoscere una parte così importante della nostra cultura.

Mi rattrista pensare che solo chi si iscrive ad una facoltà di architettura saprà chi era Achille Castiglioni.

Sarebbe giusto che gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado portassero gli studenti in visita alla sua Fondazione.

Ma non solo lui, anche Bruno Munari, Enzo Mari, Pier Giacomo Castiglioni (fratello di Achille), Gio Ponti (che, nel 1954, istituì il premio Compasso D’Oro, il primo e più importante riconoscimento mondiale che può essere assegnato ad un’opera di design), Zanuso, Sottsass, Magistretti, Albini, Sarfatti, Carlo Scarpa, Joe Colombo, Anna Castelli Ferrieri, Gae Aulenti, c’è un elenco interminabile di progettisti che racconta la storia del nostro Design. Perciò, ecco una piccolissima serie di opere da guardare e anche da studiare per scoprire che le idee degli oggetti che vediamo oggi nelle riviste, non sono proprio del tutto nuove.

Guardate com’era Nordico il Design Italiano…

Il Servomuto non vi ricorda forse un tavolino, che ha lo stesso principio di poter essere spostato con facilità (e con la stessa presa) e che ora va tanto di moda?

 

Servomuto – Achille Castiglioni, Zanotta (1994)

Essenziale, pulita, nordica come una vera sedia nordica.

Superleggera- Gio Ponti, Cassina (1955)

E la lampadina che pende in tutte le stanze di tutte le case nordiche? Eccola qui, nella sala delle Espressioni progettata da Achille Castiglioni per Ideal Standard nel lontano 1965.

 

Leggete qui la storia della Lampadina di Design.

E la scimmietta Zizì di Bruno Munari? Non vi ricorda una scimmietta danese (disegnata da Bojesen e bellissima anche lei…) che pende da ogni mensola di ogni casa danese che si rispetti?

Come la sua parente nordica è nata per essere un giocattolo e non un oggetto d’arredo.

Zizì è talmente famosa da essere finita persino su un francobollo.

 

Però se cerco la scimmietta Zizì su Pinterest esce poco o niente. Provate a scrivere Scimmietta Bojesen, invece…

                     

1 e 2

Non è possibile postare qui tutti i lavori di Bruno Munari ma, per farvi capire quanto era nordico, vi basta leggere due righe del suo pensiero.

3

 

 

È facile diffondere uno stile, una tendenza ora che c’è internet.

Una volta invece gli intellettuali, gli artisti, gli innovatori, lavoravano moltissimo per farsi conoscere e per trasmettere le loro scoperte, le loro conquiste al pubblico. Fondavano gruppi, si incontravano per collaborare, spesso si separavano per incomprensioni e la strada comune prendeva vie diverse, ramificandosi in altre scoperte in altri progressi.

Ma è proprio in questa facilità che sta il pericolo di perdersi la cultura strada facendo.

Si rimane ammaliati dalle immagini (ci sono poche parole e troppe immagini, come scriveva Gio Ponti) dagli “stili” di arredamento che spesso passano più veloci delle stagioni. Siamo sicuri di voler seguire il turbinio di queste mode? O forse è meglio costruirci una casa a nostra immagine e somiglianza che però risponda oltre che al nostro gusto personale anche a criteri di funzionalità e razionalità?

Sono spesso immagini e non racconti e invece, proprio come diceva Gio Ponti :”Non dimentichiamoci mai di studiare”.

Enjoy Your Home!

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