domenica 25 gennaio 2015

Il Design, quella cosa bella da vedere ma...



Vintage Blue Olivetti Underwood Typewriter. Bring back the old fashioned love letter on one of these! #vintahe #typewriter
Lettera 22, Marcello Nizzoli, 1950
prod. Olivetti

Questo post sarebbe dovuto essere una continuazione della discussione iniziata sulla progettazione della cucina. Ma i blog, si sa, sono come i diari, e spesso ci si scrive presi dall'ispirazione del momento. Questo nasce da una discussione avuta in questi giorni e da  una serie di considerazioni che non riuscivo a non elaborare.
Ormai il tarlo si era infiltrato nella mia mente e non potevo andare avanti a parlare di arredamento e progettazione prima di aver smatassato la questione che una serie di messaggi via whatsapp avevano tirato fuori.

Tutto è cominciato quando ho preannunciato a mio fratello che, prima o poi, avrei voluto scrivere un post sul perché scegliere di acquistare un oggetto di design.
La sua risposta è stata un secco commento: " Il design è quella cosa bella da vedere e scomoda da usare".
Mio fratello è una persona intelligente e colta e, oltretutto, ha un grande senso pratico. In più ha appena messo su casa, quindi si è appena scontrato con la realtà del vastissimo mercato dell'arredamento e del complemento. Detta da lui questa affermazione ha assunto ai miei occhi una gravità particolare.
E' così che è percepito il Design oggi? Come una serie di oggetti di lusso, senza reale utilità pratica (nessun compito che non possa essere svolto anche da un oggetto X), belli non in maniera universalmente riconosciuta e senza un reale motivo per essere acquistati se non come ostentazione casalinga di uno Status?
Eppure il Disegno Industriale è nato con motivazioni etiche.
Il disegno industriale è nato, storicamente, con l'industria stessa, in contrapposizione all'industria, per opera di un gruppo di intellettuali che fondarono il movimento "arts and crafts", in difesa del valore del lavoro artigianale dell'uomo, visto come l'unico capace di produrre, con l'abilità delle sue mani, oggetti belli e durevoli.
L'oggetto di Design è il prodotto di un processo industriale ma è partito da un'idea progettuale precisa, nasce dalla fantasia, dal sogno di un artista e ha la finalità di  essere funzionale e fruibile, oltre che bello.
La produzione industriale doveva permettere di dare forma alle idee dei designer a costi ridotti e in grandi numeri.
Il disegno Industriale in Italia è nato nell'immediato dopoguerra e ha trovato la sua voce, la sua coscienza in Enzo Mari. I suoi oggetti hanno come scopo principale la funzionalità e sono nati da creatività e metodo progettuale. Per Enzo Mari, il compratore non è un semplice consumatore ma un "partner". Con la parola partner intende dire che il rapporto tra l'oggetto e il suo fruitore deve essere duraturo. Il Designer non deve pensare a produrre beni di consumo ma beni durevoli che ci accompagnano per molto, molto tempo, senza perdere la loro utilità, la loro funzionalità e la loro bellezza. Non sono oggetti di moda, ma oggetti che attraversano il tempo senza subirne i danni.
Nelle immagini seguenti, oggetti storici di produzione industriale, attuali e modernissimi e molto conosciuti. A fianco, in grassetto, la loro data di nascita.

1928, Chaise Longue LC4 , Le Corbusier
Chaise Longue LC4, Le Corbusier, 1928
prod. Cassina

Poltrona Sacco, Zanotta Gatti, Paolini, Teodoro Evergreen
Poltrona Sacco, Gatti-Paolini-Teodoro, 1968
prod. Zanotta

Panton Chair Classic, Verner Panton (1959/1960) edited by Vitra _
Panton Chair, Verner Panton, 1959
prod. Vitra
:: LIGHTING :: Floor lamp 'AJ' designed by Arne Jacobsen 1960 for Louis Poulsen #lighting
Lampada da terra AJ, Arne Jacobsen, 1960
prod. Luois Poulsen



Componibili come comodino (1)
Contenitori multiuso I Componibili, Anna Castelli Ferrieri,1969
prod. Kartell
Lampada Arco, A. e P. Castiglioni, 1962
Lampada Arco, Achille e Pier Giacomo Castigioni, 1962
prod. Flos

The Charles and Ray Eames Lounge chair, 1956, Vitra
Lounge Chair, Charles and Ray Eames, 1956
prod. Vitra
Tavolo Tulip - design Eero Saarinen
Tavolo e sedia Tulip, Eero Saarinen, 1956
prod. Knoll Int.
Egg Chair | Arne Jacobsen
Egg Chair, Arne Jacobsen, 1958
prod. Vitra
Parentesi, Achille Castiglioni e Pio Manzù, Flos, 1971
Lampada Parentesi, Achille Castiglioni e Pio Manzù, 1971
prod. Flos
Sedie serie 7, Arne Jacobsen , 1955
Sedie Serie 7, Arne Jacobsen, 1955
prod. Fritz Hansen
Charles & Ray Eames La Chaise, 1948. Originally designed for a competition at the Museum of Modern Art in New York, inspired by Floating Figure, a sculpture by Gaston Lachaise. Material fiberglass, chrome and oak. / Stardust
La Chaise, Charles and Ray Eames, 1948
prod. Vitra
letto Natalie di Flou - Vico Magistretti, 1978
Letto Nathalie, Vico Magistretti, 1978
prod. Flou
A nice, slightly rusty, vintage original Diamond Chair, designed by Harry Bertoia for Knoll in 1955.
Diamond Chair, Henry Bertoia, 1955
prod. Knoll Int.
I'm thinking of getting three of these chairs for our dining table. Two in white and one in a mint color.
DSW Chair, Charles and Ray Eames, 1950
prod. Vitra
Arricchisci il suo salotto con la lampada Eclisse, disegnata da Vico Magistretti nel 1965: un grande classico del design italiano. La calotta interna regola il flusso luminoso rievocando, appunto, un'eclisse di luna. <b>Artemide</b> (€ 144)
Lampada da tavolo Eclisse, Vico Magistretti,1965
prod. Artemide
Formosa Perpetual Wall Calendar
Calendario perpetuo Formosa, Enzo Mari, 1963
prod. Danese
Questi sono solo alcuni oggetti, tra i tantissimi che fanno parte della storia del Design, sono oggetti ai quali, guardandoli, non riusciamo a dare un'età, hanno più di 50 anni ma potrebbero essere stati disegnati oggi. Il loro valore è nella loro capacità di andare oltre una moda, di aver mantenuto intatta la loro bellezza, di essere il frutto della tecnologia e del pensiero progettuale di allora , attualissimo ancora adesso.
Il loro valore è anche nel fatto di essere diventati, a loro discapito, i prototipi per infinite copie. Di letti imbottiti ispirati dal Nathalie, che ha ormai 37 anni, ce ne sono una infinità, eppure quel letto è nato dalla genialità di un'unica persona. La lampada Arco, di Achille e Pier Giacomo Castiglioni è stata talmente copiata che si è reso necessario proteggerla con il Copyright. Le sedie Serie 7 di Arne Jacobsen, sembra impossibile che siano nate nel 1955.
Questi oggetti vanno oltre il pregiudizio espresso da mio fratello e che è convinzione di molti: sono indubbiamente belli da vedere e perfetti nella loro funzionalità, frutto di una attenta e lunga progettazione, frutto della collaborazione tra la fantasia (il sogno) del designer e la tecnologia del produttore.
La lampada Arco, di Castiglioni risponde all'esigenza di portare la luce in centro stanza (su un tavolo ma anche in un angolo conversazione) quando non si dispone di un punto luce a soffitto. E risponde a questo bisogno in maniera egregia, con un oggetto di un'eleganza unica, talmente unica da essere stato il primo oggetto di design industriale ad essere protetto dal diritto di autore.
Purtroppo spesso, ma non sempre,  si tratta di oggetti costosi e questo toglie loro la possibilità di essere fruiti su larga scala, così come invece avrebbe dovuto essere. Molti di questo oggetti, nati come pratici e semplici, sono diventati oggetti di lusso. Qui si dovrebbe aprire un'altra discussione, ma non era questo quello di cui volevo parlare.
In ogni caso questo non accade sempre e il design riesce ancora ad essere democratico.
I contenitori di Anna Castelli Ferrieri per Kartell, ad esempio, hanno prezzi che oscillano tra i 72 e i 210 € , per quelli con finiture particolari (prezzi su www.kartell.com). Considerato il loro valore estetico e la loro versatilità non è un prodotto che possa essere considerato di nicchia.

Kartell componibili in bagno
Componibili Kartell
come contenitori per il bagno

La lampada Parentesi di Castiglioni e Manzù è una lampada da terra che, grazie a un contrappeso , permette di far scorrere la luce su tutta la lunghezza del cavetto in tensione. La lampadina ha un doppio movimento di rotazione, su se stessa e intorno al cavetto. Perfetta in fianco a un divano o per illuminare un comodino. Costa circa 250€ (prezzo su www.lovethesign.com).

Anche la celebre Sacco di Zanotta, con rivestimento in tessuto "volo" ha un costo che non si allontana di molto da quello della Parentesi.

Sono tutti oggetti la cui bellezza non è diminuita e non diminuirà col passare degli anni
La mia intenzione, e spero di aver convinto, se non tutti, almeno una parte di voi, era di spiegare che l'oggetto di design non è "quella cosa bella da vedere e scomoda da usare" ma al contrario è un oggetto di uso quotidiano, dall'aria talmente familiare da non stancarci mai di vederlo in casa nostra. E' quell'oggetto che possiamo ereditare dai nostri genitori, che può passare da una casa all'altra, da un decennio all'altro senza perdere il suo fascino, è quell'oggetto che pur essendo realizzato industrialmente racchiude al suo interno l'energia creativa del suo ideatore.

sabato 17 gennaio 2015

Razionalità e Funzionalità: gli ingredienti base per una buona cucina

Due post fa vi avevo annunciato che mi sarebbe piaciuto effettuare una carrellata dei vari ambienti della casa per parlare un po' di progettazione e di stile.
Non ho dovuto nemmeno pensare da che parte della casa cominciare questo excursus, perché c'è una regola, dettata da centinaia di migliaia di anni di vita domestica, che stabilisce che è
 
 
LA CUCINA
 
 
il cuore e l'anima di ogni abitazione.
 
 
Lo è da quando i componenti delle famiglie primitive si raccoglievano intorno al fuoco, sotto le stelle o al riparo in una caverna, per  prepararsi il cibo, scaldarsi e proteggersi dalle insidie degli animali feroci.
 
Non importa che sia spaziosa o che sia un piccolo angolo cottura, che sia in stile minimal o country, la cucina rimane l'ambiente della casa che si vive di più, quello dove ci si incontra con la famiglia dopo una giornata di impegni, quello dove si intrattengono gli amici, quello dove, per anni, i figli prima giocano e poi studiano, nonostante abbiano camerette confortevoli, informatizzate e con scrivanie spaziose.



Una cucina pratica e informale. Il grande e robusto tavolo
è perfetto per accogliere le attività di una famiglia.
Fonte: www.homeadore.com



Per la scelta dell'arredo, la cucina impegna più tempo, più energie e spesso più risorse economiche di ogni altra parte della casa perché sappiamo che sarà il luogo in cui  passeremo più tempo, quello che riunirà tutta una serie di funzioni quotidiane, sarà il centro nevralgico della vita familiare.


Una cucina personale e colorata, fuori dai soliti schemi
Fonte: www.babble.com
 


Oltre a ricoprire il nobile ruolo di focolare domestico, la cucina è l'unico ambiente della casa in cui si lavora, a meno che non abbiate la fortuna di avere una cuoca fissa o non siate dei professionisti di Manhattan con l'abitudine di consumare tutti i pasti della giornata fuori casa.
E se provate a pensare a tutto il prendi, lava, pulisci, sminuzza, cuoci, mescola, svuota, riponi, apparecchia, sparecchia, capite cosa intendo dire.
E' uno spazio in cui ci si muove molto, passando da una postazione all'altra e, perché il cucinare risulti agevole (e quindi piacevole) è necessario che gli spazi siano progettati in maniera adeguata.


Grandi colonne dispensa, un comodo piano di lavoro,
nicchie per gli oggetti di maggior uso.
Fonte: www.zillow.com
 


In cucina, come in nessun altro ambiente della casa,  tornano utili alcuni princìpi stabiliti dall' ergonomia, la disciplina, nata negli anni '40-'50 negli Stati Uniti e che da allora, seguendo passo  passo tutte le innovazioni tecnologiche, studia la qualità del rapporto tra una macchina e il suo utilizzatore.
 
I movimenti principali all'interno della cucina sono quelli svolti tra le tre postazioni per la conservazione, il lavaggio e la cottura dei cibi, quello che si chiama "il triangolo di lavoro".
Tenuto conto del tipo di lavoro effettuato, con l'uso di strumenti taglienti, la presenza di fuochi, pentole bollenti ed elettrodomestici, è facile capire come una corretta progettazione risulti  molto utile anche per la prevenzione degli incidenti domestici.


Fonte: www.lavorincasa.com

 
Gli studi effettuati proprio su questo argomento hanno portato alla conclusione che, per avere il massimo della comodità, il perimetro di questo immaginario triangolo di lavoro, i cui vertici soo, no rappresentati da frigorifero, lavello e piano cottura, non dovrebbe superare i 6 metri di lunghezza. Per questo motivo, anche nel caso in cui si abbia la fortuna di avere a disposizione un locale molto spazioso, è importante che queste tre postazioni siano disposte in modo da non essere troppo lontane tra di loro.

In questo grande spazio il lavello e i fuochi sono stati posizionati a circa 150 cm
di distanza. Il piano di lavoro è comodo e gli spostamenti non sono ecccessivi.
Fonte: www.planete-deco.fr


Proviamo a pensare a come ci si muove in cucina preparando, ad esempio un minestrone (che non sia surgelato o in scatola):
 
Prendo le verdure dal frigorifero (CONSERVAZIONE) , mi sposto al lavello per pulirle (LAVAGGIO), le appoggio sul piano in fianco al lavello per poterle tagliare e, subito dopo le butto nella pentola piena d'acqua bollente (COTTURA). 
 
Questa riflessione ci fa capire che il lavoro è più agevole se rispettiamo quest'ordine nella disposizione degli elettrodomestici.  
 
Se le dimensioni del locale non sono proprio ridotte ai minimi termini, sarebbe corretto lasciare ai lati dei fornelli, abbastanza piano d'appoggio per sistemare pentole appena tolte dal fuoco o utensili e piccoli elettrodomestici durante l'uso.

E' utile ricordare che il piano di lavoro che viene usato maggiormente, e che quindi in fase di progettazione andrebbe pensato abbastanza ampio (un lusso sarebbero 120 cm, comodità
90 cm, sufficienti 60 cm) è il piano di lavoro posto tra il lavello e i fornelli.

La comodità di una cucina dipende soprattutto da quanto spazio ho a disposizione tra il lavello e i fornelli.

Sembra una cosa banale ma, moltissime volte, mi è capitato di visitare case in cui, benché la cucina fosse recente e progettata dal rivenditore come servizio offerto al cliente, il lavello si trovava proprio attaccato ai fornelli, benché le dimensioni della cucina offrissero la possibilità di avere una zona di lavoro ben organizzata.

E non è solo una questione estetica o di praticità relativa. Lavorare bene in cucina evita di incorrere in incidenti domestici abbastanza frequenti, come tagli e ustioni. Non sapere dove poggiare una pentola bollente o avere uno spazio ridotto per affettare anche solo una carota, oltre a far passare la voglia di cucinare, può mettere a rischio la sicurezza delle vostre mani.
 
 
www.thehivemag.com
  
In base alla forma del locale e alla disposizione dei mobili il "triangolo del lavoro" potrà avere geometrie differenti.

Nei post seguenti tratteremo un po' di esempi di disposizione di arredi in cucina, tenuto conto che non solo di arredo si tratta in quanto, pur non essendo noi dei cuochi professionisti, l'arredamento della cucina deve comunque assolvere alla funzione tecnica di agevolare un lavoro che siamo obbligati a svolgere quotidianamente.

Questa descrizione, a tratti schematica e un po' tecnica, voleva avere l'intento di fornire spunti di base per una corretta  progettazione. Ma sono spunti, e la "regola del triangolo" o gli schemi compositivi possono essere modificati in base alle esigenze personali e ai vincoli impiantistici o strutturali, perché una cucina va progettata intorno al suo utilizzatore. L'importante è riflettere su quali sono le nostre  abitudini e le nostre esigenze.
 
Non  si acquistano molte cucine nel corso di una  vita, la spesa  sostenuta è in genere cospicua e le possibilità di modifica, una volta montata, sono poche (non la si sposta come si sposterebbe un divano). Pertanto è bene riflettere con calma e vagliare tutte le possibilità, prima di effettuare la spesa.
 
Pertanto, sia che ci si trovi a progettare la propria prima cucina in una casa in costruzione/ristrutturazione, senza avere il limite posto da impianti esistenti, sia che ci si trovi a voler cambiare solamente gli arredi o i complementi, è necessario analizzare il nostro stile di vita, stabilire quali sono le necessità e il budget in modo da non incorrere in errori che saranno poi difficili da risolvere.
 
Per quanto riguarda lo stile invece,  come potete notare dalle foto inserite in questo e nei  post successivi , non ci sono regole precise ed è importante che la cucina rifletta la vostra personalità e il vostro modo di abitarla e viverla.
 
Enjoy your Home!
 
 

sabato 10 gennaio 2015

Nulla si crea, qualcosa si distrugge, se si può si conserva

Ormai parecchi anni fa, ero seduta in un'aula del Politecnico di Milano ad aspettare il mio turno per l'esame di Arredamento e Architettura degli Interni (1° annualità, quindi eravamo tutti ancora ragazzini alle primissime armi). L'aula era ovviamente affollata e carica di tensione. Nell'attesa cercavo di seguire lo svolgimento degli esami dei miei colleghi, in modo da spuntare dalla mente le domande già fatte e simultaneamente fare un ripasso last minute.
Il ragazzo sotto esame, a un certo punto del suo discorso descrittivo sul progetto svolto, pronuncia la frase :" ...in questo modo sono riuscito a CREARE un secondo bagno e...", il Professore, senza nemmeno fargli mettere il punto al periodo lo interrompe :" Perché... lei CREA lo spazio? Lei è così bravo da  CREARE un secondo bagno? Non lo sa che questa capacità ce l'ha, appunto, solo il Creatore?
Si dice RICAVARE, REALIZZARE, INSERIRE, PROGETTARE ma non CREARE!!".  Silenzio in aula, restituzione del libretto e arrivederci alla prossima sessione...
All'epoca e ancora per molto tempo dopo, quella reazione mi era sembrata assurda ed esagerata ma, col passare del tempo ho capito cosa voleva farci intendere il docente.
Voleva essere un invito (anche se brusco) all'umiltà, perché progettare degli spazi abitativi è un'operazione che richiede preparazione ed esperienza, richiede conoscenze tecniche precise, analisi dei bisogni, dei costi, dei tempi, dei gusti, dei materiali e di come tutto questo cambierà nel tempo.
Per questo dovevamo imparare ad abolire il verbo "creare". Il controllo nell'uso di questa parola, che siamo sempre tentati di usare ci ricorda, ogni volta che affrontiamo un lavoro, che progettare non è un'arte magica ma ha bisogno di tempo e riflessione.
Sarà che ho una formazione scientifica, che continua a starmi incollata, nonostante sempre più spesso io tenti di scrollarmela di dosso. Inoltre considero l'architetto, al di là del luogo comune che lo immagina stralunato, strampalato e con la testa piena di idee bizzarre, prima di tutto come un tecnico e poi come un'artista.
Quindi benché sia giusto lasciare spazio all'immaginazione, quando si pensa a progettare o rinnovare una casa o anche solo una stanza, bisogna pensare che ogni cambiamento ha un costo, comporta una certa dose di disagio (soprattutto se la casa è quella in cui viviamo già) e comporterà un effetto domino all'interno dell'abitazione se non si è pensato a come integrare ciò che si vuole cambiare con ciò che si vorrebbe invece conservare. Per cui si rischia di partire con l'idea di rinnovare qualcosa e poi ci si ritrova a voler cambiare tutto perché il nuovo non si integra con il vecchio che sembra, improvvisamente, ancora più vecchio. E' sempre necessario pianificare ogni lavoro, anche piccolo, con calma e attenzione.

Perché se è vero, come diceva il mio professore, che lo spazio non si crea, è vero purtroppo che, quando si decide di fare delle modifiche di una certa importanza, qualcosa tocca distruggere. Ma è anche vero, per fortuna, che nel caso in cui si voglia solo dare un tocco di make-up alla nostra casa, in un'ottica di ecologia e di economia,  seguendo il proprio gusto o con l'aiuto di un professionista si può cercare di conservare il più possibile.

Di seguito potete vedere delle foto di un lavoro che ho ultimato di recente, la ristrutturazione completa di un appartamento in uno stabile degli anni '60.
STATO DI FATTO
Finiture e impianti risalenti agli anni '60 da rifare. Distribuzione interna inadatta alle attuali esigenze. Cucina troppo piccola e lontana dal soggiorno. Accesso alla terrazza troppo sacrificato. Un bagno troppo piccolo e incompleto. Una camera dalla difficile forma. Disimpegni troppo ampi.
RICHIESTE
  • Una cucina comoda e razionale;
  • Un grande soggiorno con spaziosa zona pranzo;
  • Un camino in soggiorno;
  • Camera matrimoniale con bagno privato e cabina armadio;
  • Una lavanderia con lavatoio;
  • Due camere separate per i bambini;

PROGETTO

Qui di seguito potete vedere il prima e dopo dei lavori e alla fine del post le planimetrie dello stato di fatto e del progetto.





In una parte del grande soggiorno attigua alla terrazza, con vista sulle splendide colline, è stata realizzata la cucina. E' stata ingrandita la porta finestra di accesso alla terrazza ed è stata aperta una finestra a nastro sopra il lavello per fornire di  luce naturale la  zona cottura.

Cucina con vista
Il soffitto è stato ribassato per definire lo spazio ma anche per alloggiare la cappa di aspirazione e i faretti in gesso. In fondo alla cucina, dietro la porta bianca che vedete in foto è stato realizzato un piccolo locale di servizio che ospita la zona lavanderia e ripostiglio.


Quella che era la vecchia cucina e che vedete nella foto qui sotto, davvero troppo piccola in confronto alle dimensioni dell'appartamento, è stata trasformata nel bagno principale (un altro bagno è a servizio esclusivo della camera matrimoniale)











Il corridoio di accesso alla zona notte e l'ingresso, che erano di dimensioni molto generose, sono stati ridotti a favore delle camere. Il risultato è quello che vedete qui sotto:

  






Qui sotto invece potete vedere la quinta in cartongesso che è stata realizzata per ospitare le colonne della cucina.
Sotto ancora, la fase di montaggio del camino, fortemente voluto dai proprietari, che ha richiesto la posa di una canna fumaria, non presente in origine. Questo intervento è stato possibile in quanto l'appartamento si trova all'ultimo piano.







STATO DI FATTO

PROGETTO REALIZZATO

  
Effettivamente in questo lavoro tutto si è distrutto e niente si è conservato, perché non era possibile farlo ma spesso, anche con semplici interventi , è possibile dare un nuovo aspetto ai nostri spazi.

Vi aspetto al prossimo post, intanto...


Enjoy your Home!!



mercoledì 7 gennaio 2015

La machine à habiter


Ciao a tutti voi che leggete. Il titolo del post di oggi è una frase che per gli addetti ai lavori è ormai inflazionata ed è la definizione che il grande architetto elvetico-francese Le Corbusier, ha dato della casa: una macchina per abitare. Questo perché, secondo lui e secondo molti altri progettisti suoi contemporanei, le abitazioni avevano l'obbligo di assolvere determinate funzioni (il dormire, il cucinare, il mangiare, lo studiare)  in maniera pratica e precisa e il bravo progettista doveva essere in grado di disegnare la casa intorno all'abitante.

La casa doveva essere come un'automobile: pratica ed ergonomica.
 
 
 
 
Per chi avesse voglia di un piccolo approfondimento:
 
 
 e, per chi avesse ancora voglia di leggere
 
 
Il suo pensiero si adatta molto bene alla passione che i progettisti hanno per i piccoli spazi.
Spesso progettare in spazi ridotti è una sfida molto più avvincente che non l'avere centinaia e centinaia di metri quadrati a disposizione.
 
Ne è la prova il fatto che uno dei più interessanti lavori (almeno dal punto di vista del pensiero, se non dell'utilità in sé ) del grande architetto contemporaneo Renzo Piano, nel quale ha convogliato gli studi e i pensieri di una vita, sia la casa minima chiamata Diogene , come il filosofo greco che rifiutò i lussi e le comodità dei suoi tempi (il IV sec. a.C. , fate voi che lussi... ), per vivere in una botte.
 
Tutto questo preambolo per dire che, per progettare bene e di conseguenza vivere bene non è indispensabile avere a disposizione grandi spazi perché, dove questi mancano, è sufficiente una buona dose di razionalità.
 
E anche per dire che le case (o le singole stanze) devono essere tagliate su misura degli utilizzatori, perché non esiste il bello e il comodo in assoluto ma solo ed  esclusivamente ciò che ci piace e ciò che ci sta bene "addosso" .


forma e funzione 1
tramite pinterest http://it.pinterest.com/gianlux68/



forma e funzione 2
(o anche: "la perfezione in poco spazio")

fonte:http://mrgoodlife.co/post/96557635581/laferrari-in-paris-mr-goodlife

Questo è il pensiero di HomeRefreshing dunque: non uno stile predefinito, non imposizioni estetiche, ma studio delle necessità degli utilizzatori finali di ogni progetto, perché la casa sia tanto accogliente, quanto pratica e funzionale.
 
Vorrei dedicare i prossimi post ad analizzare uno per uno i vari ambienti e le varie funzioni della casa, dando un po' di suggerimenti progettuali e portando ad esempio qualche immagine.
Vedrete stili molto diversi, dallo shabby al minimal, proprio perché credo che tutti siano in egual modo validi.
Come scrisse William Morris, il fondatore ideale del disegno industriale (anche se lui non sarebbe molto d'accordo con questo titolo)  " Non avere nella tua casa nulla che tu non sappia utile o che tu non creda bello", e in questa frase io leggo l'autorizzazione, nel rispetto di alcune regole, alla massima libertà di espressione.

Al prossimo post!

martedì 6 gennaio 2015

Le Feste in una scatola

Epifania, tutte le Feste si porta via.
E non solo le corse per i regali, le lunghe riunioni a tavola con amici e parenti, i lustrini di Capodanno, le calze sul camino (per chi ce l'ha), l'Epifania si porta via anche tutti gli addobbi che con amore e pazienza avevamo preparato e allestito per la nostra casa.
Con un po' di nostalgia si disfa l'albero e si ripongono le feste in una scatola, fino all'8 dicembre prossimo venturo. E se addobbare la casa per Natale richiede arte, disfare tutto il carrozzone non è un lavoro da meno.
Ogni anno cerco di disfare gli addobbi con un certo metodo, riponendo le decorazioni in base al tipo, al colore o alla misura, in modo da avere tutto in ordine per liberare il mio spirito creativo il Natale successivo.
Questa volta però voglio fare di più e voglio dare sfogo al mio talento ossessivo compulsivo, facendo delle foto ricordo degli angolini Natalizi della mia casa, in modo che possano essermi di aiuto e ispirazione per i decori dell'anno prossimo.
Quindi, prima di demolire tutto, mi armo di macchina fotografica e immortalo i miei lavori. Pronti per questo flashback festaiolo?
 
 

Il mio Ingresso Natalizio

Quello che vedete qui è il mio allestimento per l'ingresso. Gli oggetti che finiranno (temporaneamente) in scatola stasera sono: l'alberello di legno fatto a mano e acquistato al mercatino dell'artigianato della mia città, il cuore bianco intrecciato, regalo di un'amica e il piccolo cuoricino rosso appeso alla maniglia del cassetto, anche questo regalo di un' (altra) amica.
 
 
Che dite...le candele bianche le lascio?

La Credenza
 
 
Qui sopra vedete invece la mia credenza, che "alleggerirò" togliendo le lanterne bianche di Ikea (che, forse, non finiranno in scatola ma troveranno un'altra sistemazione da qualche altra parte della casa), i decori dai rami di nocciolo (i rami spogli rimarranno al loro posto) la pallina bianca in ceramica (questa sì finisce in scatola) e il presepe sotto vetro in miniatura sulla destra.
 
 
 
 
 
 
La panca sotto la finestra...L'unico oggetto veramente natalizio è la renna di legno ma...è un (capo) lavoro fatto a mano dal papà di una mia cara amica. Ha saputo che ne cercavo una da tempo, senza riuscire a trovarla e...detto fatto ha trasformato in renna un pezzo di legno senza forma, con tanto di fiocco rosso.
Il problema è che mi piace talmente tanto che non riesco a metterla via, quindi è stata licenziata dal suo incarico di addobbo natalizio ed è diventata il secondo animale domestico della mia casa, dopo il cane.
 
 
 
Ed ecco i decori alla finestra della cucina. Erano cinque: due palline trasparenti e tre pigne, appese con filo di nylon, decori economici e hand made.
 
 Bene amici, le feste son passate, le foto sono state scattate e le decorazioni rinchiuse in scatola. Tutto è pronto per un nuovo inizio...
 
Buona Notte!